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COME VACCINARE UN CUCCIOLO a cura della Dottoressa Silia Marucelli, Medico Veterinario
La pianificazione di un protocollo vaccinale è un atto medico di grande responsabilità e deve essere proposto dal veterinario in base alle condizioni ambientali in cui vive il cucciolo. Il protocollo vaccinale più utilizzato nel nostro territorio prevede l’immunizzazione nei confronti di malattie come il cimurro, la gastroenterite virale da parvovirus, l’epatite infettiva e la leptospirosi (vaccino tetravalente). Le prime tre malattie sono determinate da un virus mentre la leptospirosi è determinata da un batterio. Il protocollo più indicativo prevede la prima vaccinazione (CHP) a 9 settimane di vita con due richiami (CHPL) a 12 e 15 settimane. Si considera il cane immunizzato solo dopo 15 giorni dal completamento del ciclo vaccinale di base. Prima di ogni vaccinazione è necessario fare un esame delle feci per valutare l’eventuale presenza di parassiti intestinali che possono interferire con l’effetto stesso del vaccino. E’ importante sapere che una bassa carica parassitaria non interferisce con il vaccino ma l’unico modo per valutarla è quello di fare l’esame delle feci. Sconsiglio vivamente di somministrare preventivamente farmaci con effetto sverminante senza aver fatto un esame in quanto, pur sembrando una pratica innocua in realtà interviene sulle fisiologiche risposte immunitarie del soggetto all’ambiente. E' consigliabile somministrare i vaccini contemporaneamente e non frazionati nel tempo per evitare una interferenza tra di essi con una mancata risposta all'ultimo vaccino. Per avere la garanzia di una copertura costante nei confronti delle malattie per cui si vaccina è consigliato ripetere il vaccino una volta l’anno. E’ comunque importante ricordare che la protezione anticorpale indotta dal vaccino può avere una durata maggiore di un anno. A determinare la reazione sono il sistema immunitario del soggetto e la presenza della malattia nell’ambiente; più questa è presente più il soggetto sarà esposto alla malattia e quindi rinnoverà naturalmente la sua immunità nei suoi confronti. Essendo però questi due fattori non standardizzabili non è consigliabile prolungare automaticamente il periodo intercorrente tra i richiami. Personalmente consiglio di valutare ogni caso singolarmente; nei pazienti con malattie del sistema immunitario (per esempio la Leishmaniosi) o soggetti con predisposizioni allergiche a vari fattori (alimenti, acari, ecc..) la vaccinazione può essere controindicata perciò prima di effettuarla conviene titolare la presenza degli anticorpi sviluppati in seguito alla precedente vaccinazione per rimandare il vaccino nel caso fossero ancora presenti, evitando così di stimolare negativamente e inutilmente il sistema immunitario del soggetto. Silia Marucelli
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